Oggi cade il 75° anniversario della deportazione di 1022 ebrei romani. All’alba del 16 ottobre 1943,  le SS occuparono il quartiere ebraico ( noto anche come ghetto degli ebrei perché tale era stato fino alla “Breccia di Porta Pia” nel 1870) e grazie al collaborazionismo delle milizie fasciste e semplici cittadini delatori, rapirono letteralmente la maggior parte della comunità ebraica che da prima della nascita di Cristo, risiedeva nell’Urbe. Nel ricordare quell’avvenimento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parla oggi di:

Ferita insanabile […] per l’intero popolo italiano.

In effetti, questa pagina di storia, più di altre, ci pone dinnanzi a una partita ancora aperta, ad un bilancio che come nazione, non siamo ancora riusciti a quadrare. Parlando del 16 ottobre 1943, dobbiamo fare i conti con l’indifferenza che caratterizzò molti italiani e con l’odio raziale e l’eredità delle leggi raziali che il fascismo aveva adottato nel 1938. Una eredità scomoda, che spesso si tende a sottovalutare sotto il mito degli Italiani brava gente. Assieme al tema della colpa la giornata di oggi richiama anche quello della memoria. La questione è complessa. I sopravvissuti all’olocausto sono ormai davvero pochi. La loro testimonianza, la voce, le lacrime che rigano i loro volti descrivendo quella barbarie, sono un forte antidoto alla cristallizzazione della memoria in sporadici episodi di celebrazioni occasionali, ritualizzate e vuote di senso. Spesso ci si chiede se siano davvero utili i vari: Giorno della memoria, Giornata del ricordo in memoria di questo o quell’eccidio. Io credo che tutto dipenda da come si ricorda, da come si affrontano gli argomenti, dall’atteggiamento che si assume nel raccontare quegli accadimenti. Un esempio virtuoso è quello fornitoci dall’ultima puntata di Ulisse, il celebre programma di Rai 1 condotto da Alberto Angela. Partendo dalla descrizione della deportazione degli ebrei romani e suffragato dalle testimonianze dei sopravvissuti Sami Modiano e Settimia Spizzichino, il noto divulgatore, ha portato nella prima serata di Rai 1 del sabato sera ( elemento di non secondaria importanza) il tema della shoah, della discriminazione raziale, della memoria come dovere civico. Pur non vincendo la gara degli ascolti tv, il programma ha tenuto davanti alla televisione 3.613.000 spettatori, raggiungendo il 18,54% di share ( ossia il rapporto tra quanti spettatori ha registrato quel determinato programma e quanti telespettatori erano contemporaneamente sintonizzati davanti alla tv, nella stessa fascia oraria). Un successo reso ancora più evidente dal fenomeno di second screen che ha visto l’hashtag #Ulisse, trend topic della giornata con oltre 133.000 interazioni. Questo episodio testimonia la capacità del pubblico italiano di interessarsi a temi che abbiano a che fare con la storia e soprattutto la capacità di discernere la vera professionalità mostrandosi aperti a temi apparentemente poco digeribili per un sabato sera di rai uno. La passione per la storia non è dunque del tutto debellata e ciò, come sottolinea il professor Roberto Esposito dalle colonne de La Repubblica, dovrebbe far riflettere anche sui rumors che vogliono il tema di storia come passibile di esclusione dalla tracce dell’esame di maturità.


Fonti

Roberto Esposito, in La TV fa bene alla storia, La Repubblica quotidiano, lunedì 15 ottobre 2018, P. 24.

Ascolti TV sabato 13 ottobre 2018, Tu si que vales al 29.3% Ulisse al 18.5%

https://www.quirinale.it/elementi/18228

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2018/10/14/ulisse-successo-social-per-il-programma-di-alberto-angela-sulla-shoah_be5f7ee8-cae4-4d53-874c-58942dac2ddb.html

https://www.raiplay.it/video/2018/10/Ulisse-Il-piacere-della-scoperta-Viaggio-senza-ritorno-7f6e873c-761b-47d2-976e-a439f73e3c22.html?wt_mc=2.social.fb.ulisse_rivediulisse3pt.&wt.