Lunedì 25 febbrario, su Rai 1, in prima serata verrà trasmessa la terza trasposizione televisiva di un romanzo storico di Camilleri. L’autore, in questo caso, non ha bisogno di presentazioni. Andrea Camilleri è tra gli scrittori più celebri del momento. Tuttavia ascoltandone le interviste, l’anno scorso sono andato a sentirlo di persona nell’ambito della manifestazione “Libri come” a Roma, spesso gli si sente dire che lui vorrebbe essere ricordato per i suoi romanzi storici e non per la famosissima serie di gialli con protagonista il commissario Montalbano che lo ha reso noto, ahilui, al grande pubblico. Il film che vedremo lunedì è tratto dal libro “La stagione della caccia”, dato alle stampe nel 1992 da Sellerio, la casa editrice culla dell’autore alla quale Andrea è rimasto fedele, nonostante abbia pubblicato anche per altri editori. Non so voi ma io amo prima leggere i libri e poi guardare i film che ne riportano in pellicola le storie. Mi sono procurato dunque una copia del libro e in due giorni l’ho finito. Ho voluto comprarne una copia di una vecchia edizione in un formato e una colorazione non usuale per chi immagina un testo della casa Sellerio oggi. La mia copia è del 1998 e costava allora, 25.000 lire ( io l’avrò pagata 6 euro).

Ma veniamo a noi. Come sempre dirò poco della storia. Vi basterà sapere che siamo nella Sicilia, anzi, nell’immaginaria Vigata del 1880. Diciannove anni prima si era compiuta l’unità d’Italia e nel romanzo riecheggiano sentimenti e storie di quell’epoca: il sentimento verso i Borbone, il fenomeno del brigantaggio. Ma la storiografia non è protagonista della vicenda. Sul vapore proveniente da Palermo arriva a Vigata un forestiero che sembra sconosciuto a tutti ma un vecchio, descritto come una specie di cariatide logora, lo guarda con terrore e gli dice:

” Tu sei un cane da caccia”


Di qui in avanti si dipanerà la vicenda della marchesina Ntontò e della sua disgraziata famiglia. Per chi conosce Camilleri non occorrerà tessere l’elogio delle sue qualità di narratore. Il testo è scritto bene, è spesso ironico e anche piuttosto licenzioso, come del resto un po’ tutti i testi dell’autore agrigentino. Un po’ di eros colora ogni suo scritto con una nuance ora più accesa ora meno, a volte sensuale altre volte più caricaturale. Non mi avete ancora sentito parlare di delitti. Sarà perché nel testo non ce ne sono? Sarà perché non sono loro il fulcro del libro? Vi dico solo che non è un giallo puro, questo no. Così come la nota storica non è particolarmente marcata come avviene ad esempio in altri testi dello stesso autore come: “Il Birraio di Preston” o “La mossa del cavallo”. Vi troverete davanti ad un romanzo in costume potremmo dire, prendendo in prestito la terminologia del cinema che risente dell’epoca nella quale è ambientato. Un avvertimento a chi ha poca dimestichezza con il linguaggio di Camilleri, il “Camilleriano” come dice qualcuno. Non vi fate impressionare se qualche termine vi pare incomprensibile, rileggete il periodo e se siete del sud è probabile che il suono di quella parola rimandi al corrispettivo del termine nel vostro dialetto, altrimenti potete benissimo cercare il lemma incriminato nel Camilleri index ( https://www.camillerindex.it/ ), magnifico portolano per chi voglia navigare il mare che bagna Vigata. Buona lettura.

In breve: 

Pagine: 159 nell’edizione in foto.

Casa editrice: Sellerio

Costo: 8 euro dal sito della casa editrice

Voto: 3,5 / 5