Per evadere, in tempi di pandemia.

Dopo l’articoletto su “Il cigno nero” di Taleb ecco un’altra proposta per non annoiarsi in questo periodo di stallo e di cautela. Bando alle ciance.

Il Re di Girgenti è forse il testo simbolo della poetica di Camilleri. Scritto interamente in Camilleriano, questa lingua tutta Sicilia e tutta fantasia, appare al lettore come il copione consunto di un antico cantastorie. È come se il grande scrittore girgentino si cimentasse in un esercizio di stile grazie al quale, partendo da un aneddoto storico, particolare e sconosciuto, compone un’opera nella quale confluiscono storiografia, ironia, coscienza di classe, passioni e un pizzico di magia. Innestata nella storia di Zosimo che fu re di Girgenti, c’è un romanzo di formazione che rimanda a “il barone rampante” di Calvino. Alle pagine favoleggianti in cui Zosimo incontra personaggi con poteri magici agli occhi di quel bambino, si succedono fatti che lo portano a conoscere l’amore, il potere e la fatica di mantenerlo restando coerenti con i propri ideali. Una storia lunga, specie per lo standard dell’autore. Zosimo è forza dirompente ma è anche fragile come la corteccia dell’albero sul quale il futuro re imprime le leggi della sua civiltà ideale. in questo romanzo, come ne “il barone rampante” Italo Calvino, l’albero è simbolo di un mondo altro, ideale, ahimè fugace. Questo romanzo in lingua, una lingua di famiglia per gli appassionati camilleriani, cristallizza Andrea Camilleri nella figura di cantastorie nel quale egli stesso si riconosceva. Contastorie fu per il padre morente, narrandogli la trama di quello che poi sarebbe diventato il suo primo libro, contastorie è ancora oggi per migliaia di uomini e donne che vivono meglio grazie ai suoi racconti.

In breve:

PAGINE: 300

CASA EDITRICE: Sellerio

COSTO: 14,00 euro

VOTO: 5/5

NOTA: Il testo è praticamente tutto in “Camillerese” quindi se non avete mai letto testi di Camilleri troverete un po’ di difficoltà all’inizio, ma poi vi abituerete.