Abbiamo ancora tutti negli occhi e forse nel cuore, l’immagine di quel crocifisso esposto in piazza San Pietro il 27 marzo scorso, in occasione del momento di preghiera voluto da Papa Francesco, per implorare la fine della pandemia e ancor di più per far sentire la presenza orante di una Chiesa che resta sulla barca in tempesta, confidando nella presenza di Cristo. Francesco, da buon “Parroco del mondo” ha voluto pregare, oltre che dinnanzi all’Eucarestia, anche davanti a ciò che di più prezioso, la devozione del popolo di Roma, ha tramandato nei secoli. Ecco che nella piazza vuota, lo abbiamo visto ai piedi dell’immagine della Madonna “Salus populi romani” ( per la verità una copia dell’originale fragilissima conservata in Santa Maria Maggiore) e al crocifisso conservato nella chiesa di San Marcello al corso. Certo vedere la croce bagnata dalla pioggia deve aver provocato non pochi svenimenti tra gli amanti dell’arte. Mancamenti non ascrivibili a una qualche forma di trans spirituale, ma presaghi dei danni che l’acqua avrebbe arrecato al manufatto. Il bellissimo crocifisso ligneo infatti, risale al quattordicesimo secolo. La forte venerazione che lo lega ai romani è dovuta ai fatti che lo interessarono nel XVI secolo. Nel 1519 la chiesa che lo custodiva, l’antichissima San Marcello al corso, si incendiò, ma le fiamme non lambirono la croce che era posta a capo dell’altare maggiore e la lampada che vi ardeva dinnanzi. Ancora, nel 1522, una grave pestilenza cessò dopo i 16 giorni di processioni che al seguito di questo legno, percorsero tutta la città dal 5 al 20 agosto. Oggi l’idea di fare processioni nel bel mezzo di una pandemia, fa rabbrividire anche la maggior parte del mondo ecclesiastico ma escamotage di questo tipo non furono un unicum della Roma attanagliata da un morbo tanto malefico. Basti citare l’esempio Manzoniano della processione in Milano delle spoglie di San Carlo, l’11 giugno del 1620. In quel caso però i Milanesi non ebbero la stessa fortuna, infatti i contagi per peste aumentarono nelle giornate successive a quell’evento. Al tempo del coronavirus, dismesse le processioni, il Papa ha voluto compiere un gesto altrettanto simbolico con il suo momento di preghiera e la benedizione Urbi et Orbi, straordinaria, concessa per l’occasione. Non sono mancate le polemiche e se è vero che i bar con le rispettive chiacchiere sono chiusi, restano aperti i social, bar a portata di click, vera valvola di sfogo dell’uomo qualunque che per qualche secondo di attenzione è pronto a scrivere tutto ed il contrario di tutto, chiamati a dire la nostra come ci sentiamo, non si sa da chi. Tuttavia se quella piazza San Pietro è stata vista, attraverso i vari media da circa 17 milioni di persone, forse quel povero cristo esposto alle intemperie e quell’altro che vestito di bianco ha attraversato a passo incerto il sagrato della Basilica, significano ancora qualcosa per molti. Per chiudere il più banalmente possibile questo pezzo, torniamo a Manzoni, con un bel “Ai posteri l’ardua sentenza”.