Venerdì 29 marzo, in una liturgia rivista causa Covid-19, la Madonna della Strada ha ripreso il suo posto a capo dell’altare maggiore nella chiesa parrocchiale. Ma non è stata l’unica novità della serata. I più attenti non avranno potuto fare a meno di notare che gli angeli, alla base dell’effige appaiono diversi da come siamo abituati a ricordarli. Essi infatti hanno subito un restauro che si colloca nell’ambito di un più ampio programma di valorizzazione e recupero del patrimonio artistico laurentino. Già nel 2015 ne aveva beneficiato la statua ottocentesca, raffigurante Santa Lucia, conservata nella chiesa del SS. Nome di Dio e nel 2017, la tela raffigurante Gesù bambino tra San Lorenzo e San Rocco opera del Pagliara del 1877. Ora, a tornare a splendere sono i tre putti e l’angelo che adornano l’immagine della Madonna della Strada e di San Lorenzo. Non ne conosciamo l’anno di realizzazione e il nome dell’autore o degli autori. Tacciono a riguardo, gli inventari conservati in archivio parrocchiale. Questa circostanza trova giustificazione nella superata concezione che vedeva questo tipo di manufatti come meri apparati decorativi posti a ornamento delle statue, durante le processioni. Una antica matrice per immagini votive del nostro Santo Patrono

risalente alla prima metà del XIX secolo, rappresenta l’unico riferimento cronologico disponibile ad oggi, a supporto della datazione tardo settecentesca di queste sculture in legno dipinto. Attualmente, i putti più piccoli abbelliscono l’immagine della Madonna della Strada, nelle uscite processionali, mentre il putto più grande e l’angelo dal panneggio rosso fanno si che la settecentesca statua di San Lorenzo, opera di Nicola Massari, acquisti la forma di una vera e propria macchina barocca in occasione della processione del dieci agosto di ogni anno. L’intervento di restauro ha necessitato il passaggio attraverso varie fasi volte a riportare le opere al loro stato originale. Primariamente si è effettuata l’operazione di pulitura a secco per eliminare depositi polverulenti e di diversa natura, in una seconda fase, tramite bisturi si è provveduto a rimuovere le numerose ridipinture (fino a quattro strati pittorici differenti) con lo scopo di far riemerge le cromie originali. In seguito, si è proceduto alla ricostruzione delle dita mancanti, l’incollaggio delle parti staccate e la stuccatura di tutte le lesioni con gesso di Bologna e colla. Alla reintegrazione pittorica con tecnica mimetica è seguita infine la verniciatura finale protettiva con vernice Retoucher matt (Lefranche). Particolarmente degne di nota sono le ricche cromie originali riacquistate dalle ali di tutte e quattro le opere. Nelle sfumature del rosa e dell’azzurro, ricordano i colori caratterizzanti le ali degli angeli che fanno capolino dalla veste di un’altra statua settecentesca, l’immagine della Madonna della Provvidenza, opera dello scultore Silvestro Jacobelli e conservata a Cerreto Sannita.

Angeli alla base della statua della Madonna della Provvidenza a Cerreto Sannita.

BIBLIOGRAFIA

AA. VV. Sannio e barocco, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2011.

Pellegrino Gillo, Elogio alla curiosità, St-edizioni, 2019.