Un’operazione di restauro porta in sé sempre un senso di risarcimento. Risarcimento per le attenzioni negate, per la cura mancata alle opere che chi ci ha preceduto ci ha consegnato. Non a caso, una delle operazioni del processo di restauro è detta proprio Risarcimento, quando si va a colmare il campo vuoto di una tela, una pergamena, una statua. Questo tempo di pandemia è stato ed è certamente un periodo di dolore e angoscia, ma non sono mancati momenti di solidarietà e il desiderio, da parte di molti, di farsi vicini agli altri e far sentire un a carezza con le parole e con gesti concreti. All’iniziale senso di smarrimento, alla sensazione che ci fosse stato rubato del tempo, al desiderio di risarcimento, ha ceduto il passo, in tanti, quella “Cultura della Cura” evocata da Papa Francesco. In altri ancora si è fatta strada la riscoperta di quella fiducia che i nostri avi, in ogni tempo hanno riposto in figure come quella di San Rocco, da sempre invocato come protettore contro i mali contagiosi. L’opera di restauro appena portata a termine quindi, ha il senso del risarcimento e della riscoperta del patrimonio artistico e culturale in genere, tramandatoci dalle generazioni passate. Il Santo di Montpellier è da sempre caro al popolo laurentino, in suo onore fu eretta una chiesa nel 1555. Nel 1877 il pittore A. Pagliara realizzò su commissione la tela, restaurata nel 2017, con protagonisti San Rocco, San Lorenzo e il Bambino Gesù, quando era già stata realizzata questa statua dallo stile tardo settecentesco. Nella scultura lignea vediamo il santo rappresentato secondo l’iconografia classica, l’abito del pellegrino, le conchiglie, il bastone la borraccia, il cappello. Il santo indica la piaga che lo fa protettore contro i morbi pestilenziali e le altre malattie contagiose. Ai piedi il fido cagnolino che quotidianamente, secondo la leggenda, gli portava il pane mentre era malato di peste e quindi costretto in isolamento. Il lavoro di restauro si è svolto in più fasi. In un primo tempo si è provveduto alla pulitura dell’opera e alla rimozione delle ridipinture per far riemergere le cromie originali. Si è proceduto poi alla disinfestazione, al consolidamento del legno, alla sostituzione delle parti mancanti, la stuccature delle lesioni, la reintegrazione pittorica rispettando la tecnica e le cromie antiche. Oggi la statua si presenta tal quale la vollero i nostri antenati, aggiungendo un tassello al recupero delle testimonianze d’arte sacra custodite in parrocchia.
