La festa della donna compie 100 anni. Nata appena un anno prima dell’avvento del fascismo, il regime appena nato la mise in sordina. La data dell’8 marzo dal dopoguerra ad oggi ha poi visto una crescente legittimazione, ha acquisito simbologie quali il fiore della mimosa. Per la l’adozione di questo segno è bello ricordare Teresa Mattei, tra le promotrici di questa usanza. La Mattei fu la più giovane donna eletta nell’assemblea costituente e assieme ad altre donne, scelse il fiore della mimosa perché stagionale e di facile reperimento.
Anche la festa della donna è stata oggetto di strumentalizzazioni, negli anni e oggi pure, anche tra le donne non gode di uniforme fama. Tuttavia se questa festa è vista come momento di riflessione e occasione per sensibilizzare alla tematica del femminile e dell’uguaglianza in ogni campo tra i sessi, allora viva l’otto marzo. Se invece deve essere il giorno in cui le donne gareggiano tra loro per mostrare alle altre donne, magari tramite una storia su Instagram, che il proprio uomo si è ricordato, caritatevolmente di loro e le ha regalato un bel mazzolin di fiori.. beh forse non ne abbiamo bisogno. O meglio, prima della festa abbiamo bisogno di un percorso di educazione nel senso etimologico del termine proprio e forse poi saremo pronti a fare festa.

Quest’anno, nei 700 anni dalla morte di Dante, l’occasione è propizia per colorare di dantesco anche questa ricorrenza. Tante sono le donne in Dante, spesso con accezione tutt’altro che positiva. Le più celebri sono certo Beatrice e la Santa Vergine e anche personaggi tormentati e poeticissimi come la celebre Francesca, Piccarda Donati e Pia de Tolomei ( protagonista della foto di oggi). Tutte e tre queste ultime figure lasciano la vita per la violenza perpetrata a lor danno da un uomo, marito, padre, fratello che fosse. Richiamano quindi certo al femminicidio espressione estranea alla logica dantesca e oggi invece tanto presente anche in questo tempo di pandemia dove anzi questo genere di violenza tocca picchi da record in Italia e un calo drastico delle denunce. Forse allora ha ancora senso parlare e portare il tema del femminile nel dibattito popolare e quotidiano, l’otto marzo e non solo, si spera.