Dell’8 aprile e della questione delle date.

Ora che questo scritto è pubblicato, da qualche parte in questo foglio appare la data nel quale ha visto la luce qui sul web. Siamo all’8 aprile 2021. L’ossessione per la datazione non era propria dei cronisti medievali eppure non si può dire che gli uomini di quella che erroneamente qualcuno ancora chiama Epoca buia, non fossero interessati all’aspetto cronologico delle vicende umane. Il tempo tuttavia, non era, come è ovvio quello scandito dal display di un computer o dal quadrante di un orologio da polso, ne tantomeno dalla schermata del televisore che tutte le mattine prima della scuola ci ricordava che fossero le sei mentre sullo sfondo sfilavano quella serie di bei monumenti sparsi per il mondo ricordandoti che te invece dovevi prepararti ad andare a fissare quella brutta macchia di umidità nell’angolo destro del soffitto della tua aula.

I riferimenti temporali dell’epoca erano legati allo scorrere delle stagioni, polarizzate per lo più tra estate e inverno, già al tempo non esistevano più le mezze stagioni come diciamo quando non sappiamo di cosa parlare con lo sconosciuto di turno in ascensore. Il concetto di primavera ad esempio apparteneva per lo più alla sfera poetica aulica. Così già nei Carmina Burana (raccolta di testi poetici risalenti all’incirca al XII secolo), troviamo il verso:

 La primavera della vita trascorre, si avvicina il nostro inverno.

Il celebre storico francese Le Goff parla di tre tempi principali nell’ottica medievale. Il tempo agricolo, il principale, quello che effettivamente regolava la vita di tutti, il tempo signorile e militare scandito dalle grandi feste e dai periodi nei quali si affrontavano le battaglie, il tempo religioso che è poi quello scandito dalle campane e che costituisce le unità minime di suddivisione del tempo, attenendosi ai tempi della preghiera dei consacrati: il mattutino, le lodi, l’ora terza, sesta, nona, i vespri, la compieta che segnava l’inizio del tempo delle tenebre che mai come nel medioevo è tempo dell’immaginazione e della paura.

Ma perché affrontare proprio oggi questo tema? Lo spunto viene dalla ricorrenza che cadrebbe oggi. Il condizionale è d’obbligo poiché l’8 aprile è una delle possibili datazioni dell’inizio del viaggio di Dante nell’oltretomba. L’incipit è celebre:

 Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura.
(Inf. I, vv. 1-2)

Ma quando ebbe inizio questa esplorazione ? Una delle date proposte è quella dell’8 aprile appunto. Se Dante fissa nel 1300 l’anno del pellegrinaggio nei tre regni oltremondani, in base ad altri riferimenti sparsi qua e là nella Commedia (vedi ad esempio Inf. XXI vv. 112-114), gli studiosi hanno collocato l’ingresso del poeta nella selva oscura al Venerdì Santo. Verrebbe naturale allora chiedersi quale fosse la data del Venerdì Santo del 1300. Stando ai calcoli essa cadrebbe proprio l’8 aprile. Ma la questione non è semplice. Abbiamo detto infatti che il medioevo è avaro di date precise ma non di riferimenti cronologici spesso carichi di una vigorosa simbologia. Se tra le scansioni temporali prevalenti abbiamo quella religiosa allora i tempi della vita di Cristo assumono una valenza straordinaria. Già nel VI secolo Dionigi il Piccolo aveva fondato la cronologia cristiana sulla nascita del Cristo dividendo per sempre il Mondo in un tempo a.C. e in un altro d.C. Resta da decifrare il giorno della nascita di Gesù e conseguentemente quello della sua incarnazione e della morte. Se per la nascita si cristallizza la data del 25 dicembre sulla scorta di festività pagane che erano solite festeggiare il sole, la nascita del Dio Mitra che aveva per simbolo il sole o comunque il solstizio d’inverno e la luce che vince le tenebre di questa dura stagione, per l’incarnazione è automatico porre l’evento dell’Annunciazione a nove mesi prima, il 25 marzo, non a caso tempo dell’equinozio di primavera e quindi simbolo stesso di rinascita e vita nuova. Il 25 marzo porta in se una triplice attribuzione cronologica. In questa date si vuole sia avvenuta la creazione dell’uomo, nella stessa data si è fissata poi l’Annunciazione e ancora al 25 marzo ci si riferiva come data della morte del Messia. Ruolo preponderante ha la simbologia connessa all’equinozio di primavera che cade in questo periodo. Da sempre l’equinozio, quando si equivalgono le ore di luce e di buio, è visto come tempo di rinascita. Ecco allora Adamo, la prima vita umana sulla terra, l’Annunciazione e l’avvio del tempo del Cristo e la crocifissione di Gesù che segna il tempo della riconciliazione e della salvezza, tempo di vita nuova per gli uomini redenti dal sangue del figlio di Dio. In molte località inoltre, in questa data si fissa l’inizio dell’anno che oggi noi riconosciamo nel primo gennaio. Altri paesi sceglievano il 25 dicembre o la data della Pasqua. A Firenze, città del Sommo Poeta l’anno iniziava proprio il 25 marzo giorno dell’annunciazione e primo Venerdì Santo della storia e dunque molti storici vedono in questa data l’abbrivio del pellegrinaggio dantesco e proprio nel 25 marzo di ogni anno, è stato fissato in Italia il Dantedì, giornata interamente dedicata alla Divina Commedia e al suo ideatore che quest’anno ha visto da poco concludersi la seconda edizione.

Bibliografia.

  • Jacques le Goff, La civiltà dell’Occidente medievale, Milano, RCS MediaGroup, 2021.
  • Natalino Sapegno (a cura di), La Divina Commedia, vol. I, Inferno, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1965.